Fabrizio Aiello
Continuano in questi giorni discussioni politiche sterili ed inutili. Tengono testa i soliti argomenti sulle intercettazioni, sul salva-premier, sulle fratture tra partiti…e intanto gli italiani soffrono la crisi economica più brutta del dopo-guerra! Si leggono nei siti, nei blog e nei forum testimonianze di persone, di famiglie che non sanno più cosa fare per vivere almeno nella decenza! Un tetto sulla testa, il pasto in tavola ogni giorno, i figli al riparo da un futuro da “clochard”… Il 70% degli italiani si “sente povero” (sa di essere povero). E fioriscono le società di “prestiti personali” che come lupi famelici si abbattono sulle buste paga (già misere) di quanti vorrebbero mettere al riparo la dignità propia e della famiglia! Cari politici meditate sul nostro futuro e prendete provvedimenti o rimarrete da soli senza più un popolo che vi accordi fiducia: FATE, NON PARLATE!!
Politica economica: inflazione e salari
Le tasche degli italiani sono sempre più vuote: scende il potere d’acquisto del 3%, i salari rimangono fermi e l’inflazione vola
Per la BCE la proiezione nell’euro-zona è del 4%
giovedì 10 luglio 2008 di Nunzia Auletta
Mentre la politica affronta questi giorni afosi di estate scambiandosi insulti in piazza o risolvendo “problemucci” privati con iniziative legislative di dubbia costituzionalità, le tasche degli italiani sono sempre più vuote. L’inflazione, spinta parzialmente dal sostenuto aumento dei carburanti, associata a salari praticamenti congelati mettono in difficoltà sempre più famiglie, in una tendenza che va ormai oltre i facili allarmismi manipolati dalla politica. Siamo più poveri e si vede!
Lancia l’allarme il Governatore della Banca d’Italia, Draghi, all’ assamblea dell’ABI. La principale preoccupazione riguarda l’effetto dell’inflazione sul livello dei consumi che sono già caduti del 2% e potrebbero continuare su questa tendenza, se dovessero avverarsi la previsione del Governatore della Banca Europea, Jean-Claude Trichet, che già ieri aveva parlato di un’impennata dell’inflazione, prevista al 4% nell’euro zona.
A peggiorare poi l’effetto del caro prezzi è la mancata crescita dei salari, il governatore ricorda infatti che “le retribuzioni unitarie medie dei lavoratori dipendenti, al netto di imposte e contributi in termini reali, non sono oggi molto al di sopra del livello di 15 anni fa”.
Da parte sua, il ministro Giulio Tremonti cerca di deviare il discorso sul tema della speculazione, senza affrontare il vero nodo strutturale della caduta del potere d’acquisto, dovuto, a mio avviso, ad un mercato del lavoro rigido e ipergarantista per pochi. Così mentre le aziende hanno visto crescere il costo del lavoro di un 30% negli ultimi 15 anni, poco o niente è andato nelle tasche dei lavoratori, che in numero sempre minore hanno garantito un lavoro a tempo indeterminato, ma a costo di compensi che non premiano il merito nè incentivano la produttività. Una vera liberalizzazione del mercato del lavoro, che permettesse a chi più si sforza, a chi vale di più di guadagnare di più, abbandonando le logiche sindacali della parità al ribasso, sarebbe la vera rivoluzione per il nostro paese.
Si tratta di un tema scomodo che nessuno vuole affrontare, o che non è nell’elenco delle priorità “private” di nessun schieramento politico. Meglio dare la colpa alla globalizzazione!



