Fonte: blog di Di Pietro
Bobo Craxi ha pronunciato ieri durante il congresso del suo partito delle parole vergognose nei miei confronti. Non accetto insulti da parte di una persona che si presenta nel mondo della politica con delle credenziali che lascio alle pagine di “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez il compito di illustrare.
In quattro parole: “tale padre tale figlio”.
Anagrafe: Nato a Milano il 6 agosto 1964.
Curriculum: Diploma di maturità classica; libero professionista fin da giovanissimo, grazie alla raccomandazione del padre Bettino, è segretario cittadino del Psi e capogruppo al Consiglio Comunale di Milano, fin dal 1992; dopo Tangentopoli, aderisce al Nuovo Psi di De Michelis e nel 2001 viene eletto deputato a Trapani con la Casa delle Libertà; nel 2006 fonda I Socialisti, passa al centrosinistra, viene rieletto con i Ds e promosso sottosegretario agli Esteri con delega ai rapporti con l’Onu; 1 legislatura (2001);
Segni particolari: Una legislatura con la destra e una con la sinistra sono l’emblema di questo giovanotto viziato e raccomandato che nel 1992 andava in giro a minacciare i cronisti giudiziari milanesi, colpevoli di raccontare lo scandalo di Tangentopoli prima e dopo l’arresto di Mario Chiesa. Un giorno del marzo ‘92 il pupo del Capo, telefona al responsabile della cronaca di Milano de “il Giornale” di Indro Montanelli per lamentarsi di Peter Gomez che sta documentando i suoi affettuosi legami politici, elettorali e personali con il neo-galeotto Chiesa. “Dopo le elezioni del 5 aprile – minaccia – ci sarà un repulisti, molte teste cadranno al Giornale. Prima di parlare col vostro padrone [Berlusconi, nda], vi ripeto che dovete smetterla di rompere i coglioni. Siete il solito giornale veterofascista, leghista, filodemocristiano”. Montanelli scrive una lettera ai redattori minacciati:
Pur ricordandovi che la nostra regole è quella di non tener conto delle interperanze altrui, specie dei politici, e di dire sempre la verità, tutta la verità, senza partito preso ne animosità verso nessuno, vi autorizzo a comunicare a suddetto signore [Bobo, nda], se ve ne capita l’occasione, che l’unica “testa” in pericolo di cadere dopo il 5 aprile non è la vostra ma, caso mai, la sua. E potete aggiungere, da parte mia, che non la considererei una gran perdita.
Quando arrestano Chiesa, Bobo ha 31 anni. “Certi episodi di corruzione – commenta a caldo – a Milano sono meno frequenti che in altre aree del Paese o in altre metropoli europee”. E’ il 17 febbraio 1992. Poi Chiesa confessa. E Bobo: “Sono sbalordito, ma la situazione è imbarazzante per Chiesa, non per me. Che ne potevo sapere, io? L’abbiamo espulso dal partito. Il Psi è estraneo a questa vicenda, che deve insegnarci comunque a tenere gli occhi aperti, a essere pronti a denunciare, noi per primi, eventuali casi di tangentomania” (8 marzo 1992). Poi Chiesa comincia a fare i nomi degli altri. Compreso il suo. E Bobo avverte ai giudici: “Non si credano che tutti i mesi possono far scoppiare un caso Chiesa” (19 aprile 1992). “La democrazia ha i suoi costi e i partiti non vivono d’aria” (28 aprile 1992).
Il fatto è che le sue campagne elettorali le pagava Chiesa. Con i soldi delle mazzette del Pio Albergo Trivulzio, l’ospizio dei vecchietti a Milano. “Ho fatto – racconta Chiesa – tutto ciò che avrei fatto se fossi stato candidato io. Senza lesinare una lira. Craxi mi aveva chiesto di aiutare il figlio e il suo successo mi sarebbe servito a dimostrare la mia capacità di trasferire 7000 voti”.
Dal 1989 Mario Chiesa ha un unico obiettivo: diventare sindaco di Milano. Per questo, abbandonati i vecchi protettori, si lega alla famiglia Craxi e mette a disposizione di Bobo i suoi quattrini e il suo pacchetto di voti per le amministrative del 1990. “Bobo – rivela a Di Pietro – deve a me la sua elezione al Consiglio comunale, almeno al 50 per cento”. Bobo insorge: “Un cumulo di falsità. Mi ha aiutato il mio cognome, non Mario Chiesa”. Ma un biglietto d’auguri lo smentisce. E’ un invito datato 20 dicembre 1991, che dice: “Tutti insieme sotto l’albero. E auguri di Buon Natale con i compagni Paolo Pillitteri, Bobo Craxi e Mario Chiesa”. E’ la prova dello stretto legame politico fra Bobo e il “mariuolo”. Per l’ultimo Natale prima di Mani Pulite, quello del 1991, Chiesa ha organizzato una manifestazione insieme al figlio e al cognato di Craxi: la manifestazione si è aperta con un “dibattito sulle prospettive degli enti locali”, per poi proseguire con una festa, “spettacolo, estrazione di premi, brindisi e panettone”. Da un paio d’anni, del resto, Chiesa e Bobo fanno coppia fissa in dibattiti, inaugurazioni, incontri e iniziative politiche. Memorabile la Festa della Donna organizzata a Milano l’8 marzo 1991, nella sede di un Consiglio di zona: tra i relatori non c’erano signore, in compenso non mancavano Mario Chiesa e Bobo Craxi.


